1. La presenza di parassiti intestinali nel cane è un problema molto più diffuso di quanto si possa comunemente pensare. Studi recenti su larga scala hanno determinato che quasi un terzo dei cuccioli ne soffre almeno una volta, contro il 12% dei cani adulti.

La sottostima deriva anche dal fatto che molti animali, specie se già sviluppati, possono essere asintomatici. Sono cioè responsabili del contagio di altri esemplari in maniera assolutamente inconsapevole e non identificabile.

Parassiti intestinali: cosa c’è da sapere per chi ha un cane

Le parassitosi intestinali hanno un meccanismo a trasmissione diretta. Ciò significa che, a differenza di altre malattie canine come la filaria dove un organismo vettore trasmette il morbo, sono i luoghi stessi a veicolarle. Il cane, nel suo naturale istinto a conoscere e ispezionare, annusa e lecca un elemento infetto dell’ambiente circostante – incluse feci di altri animali – e si contagia.

Si intuisce dunque la relativa facilità di acquisizione della malattia. Anche ingerire parti di altri mammiferi parassitati, come topolini o altri piccoli roditori, o anche di uccelli, porta allo stesso risultato. I parassiti intestinali nel cane sono di vari tipi, suddivisibili in nematodi (vermi a forma tonda) e cestodi (forma piatta). Si stabiliscono nel tratto digerente del cane e vi si riproducono.

Il loro ciclo biologico passa per uova, larve e vermi adulti, e già le uova rappresentano un rischio. Vengono espulse dal corpo dell’animale tramite le deiezioni, e lì rimangono per molto tempo, potenzialmente minacciose, responsabili del contagio. Le uova deposte arrivano a quota 300.000 in un solo giorno; l’infettività incomincia dopo 2 o 3 settimane e dura nientemeno che 5 anni.

Sintomi e trattamento

I sintomi sofferti dagli animali contagiati includono: diarrea, letargia, gonfiori, rifiuto del cibo (con seguente eccessiva perdita di peso), vomito, sangue nelle feci. Nei casi peggiori l’animale non sopravvive. I problemi sono legati sia all’attacco interno delle pareti digerenti, sia all’ingombro fisico del parassita, che può raggiungere dimensioni notevoli. Dall’intestino, le larve possono persino migrare nei polmoni e causare problemi anche a questo apparato.

Una questione ulteriore: una cagna in gravidanza o che allatta rischia di trasmettere il parassita al proprio cucciolo. Si parla allora di trasmissione trans-placentare o galattogena, a seconda dei casi.

Come trattare i parassiti intestinali nel cane? Al di là dei necessari esami diagnostici da effettuare senza indugio, il trattamento raccomandato ha la seguente tempistica. Per gli animali da 2 a 6 mesi, va ripetuto ogni 30 giorni; dopodiché si passa a una ripetizione ogni 3 mesi.

La trasmissione all’uomo

Chiunque abbia a cuore la salute del proprio animale non può prescindere da una discussione sull’argomento con il veterinario di fiducia. La responsabilità dei padroni dei cani è doppia: verso il proprio animale e verso tutta la comunità. Ricorda: il tuo cane asintomatico potrebbe un domani contagiare un altro esemplare e farlo ammalare. Ma c’è un’altra questione importante.

Chiamiamo zoonosi quel meccanismo per cui un organismo può effettuare un salto di specie, ad esempio trasmettendosi da un animale all’uomo. Questo succede anche con i parassiti intestinali nel cane. Per gli umani, i rischi sono inferiori, ma le categorie più fragili come bambini, anziani e persone immunodepresse devono fare attenzione. Questo include il trattare il proprio cane, anche ormai adulto, ogni mese.

Altrimenti le conseguenze potrebbero farsi sentire più pesantemente, provocando infezioni o persino la perdita della vista. I sintomi più comuni per gli adulti includono pruriti e problemi alla pelle, fino a cicatrici anche permanenti.